Steven Avery è diventato uno dei nomi più noti della cronaca americana tra una condanna poi annullata nel 2003 e il processo per l’omicidio di Teresa Halbach concluso con l’ergastolo.
Il caso di Steven Avery appartiene a quella categoria di storie che, a distanza di anni, continuano a polarizzare il pubblico: un intreccio di due drammi distinti, entrambi caratterizzati da un peso umano e legale insostenibile. Il suo nome è diventato noto prima come simbolo di un grave errore giudiziario e poi come protagonista di uno dei casi di omicidio più discussi degli Stati Uniti.
Nato nel 1962 nel Wisconsin, Avery fu condannato nel 1985 per aggressione sessuale, tentato omicidio e sequestro di persona in un caso che, anni dopo, si rivelò frutto di un’identificazione sbagliata e di gravi problemi investigativi. Dopo aver scontato 18 anni di carcere, venne scagionato dal DNA e liberato nel 2003.

Steven Avery: la condanna del 1985 e l’assoluzione che sembrava chiudere tutto
Il primo capitolo della sua storia ruota attorno all’aggressione subita da Penny Beerntsen il 29 luglio 1985. Avery venne indicato dalla vittima e poi condannato il 14 dicembre 1985 a 32 anni di carcere, nonostante un alibi sostenuto da testimoni e da uno scontrino che lo collocava altrove in un orario molto vicino a quello dell’attacco.
La svolta arrivò solo molti anni dopo, quando il Wisconsin Innocence Project ottenne nuovi test genetici: nel settembre 2003 il DNA collegò il caso a Gregory Allen, e Avery fu rimesso in libertà. Quella vicenda aprì un enorme dibattito sul sistema giudiziario del Wisconsin e portò anche a una causa civile milionaria poi chiusa con un accordo.
Il caso Teresa Halbach e la condanna all’ergastolo
La sua storia, però, prese una piega ancora più drammatica due anni dopo. Il 31 ottobre 2005 la fotografa Teresa Halbach, 25 anni, si recò all’Avery Auto Salvage, di proprietà della famiglia di Steven, per fotografare un veicolo destinato a un annuncio. Fu l’ultimo appuntamento conosciuto della giornata. Nei giorni successivi la sua auto venne trovata nascosta nel deposito, mentre nella proprietà furono recuperati elementi che gli investigatori ritennero centrali, tra cui tracce di sangue e frammenti ossei bruciati.
Avery sostenne di essere stato incastrato e parlò di prove manipolate, ma al termine di un lungo processo nel marzo 2007 fu riconosciuto colpevole di omicidio intenzionale di primo grado e di detenzione illegale di arma da fuoco. Venne assolto invece dall’accusa di vilipendio del cadavere e condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Il caso è rimasto al centro dell’attenzione mondiale anche dopo la serie Making a Murderer, che ha riaperto dubbi e polemiche sulla correttezza delle indagini e del processo. Sul piano giudiziario, però, Avery resta detenuto e la Court of Appeals del Wisconsin, con decisione del 15 gennaio 2025, ha confermato il rigetto di una sua ulteriore richiesta post-condanna.
È proprio questo a rendere ancora oggi il suo nome così discusso: prima uomo liberato dopo un errore enorme, poi condannato per un altro delitto in un caso che continua a dividere.